“Noi tutti dipendiamo gli uni dagli altri. Ognuno di noi dipende dal benessere della totalità. Perciò dobbiamo avere rispetto per la comunità degli esseri viventi, degli animali e delle piante, e avere cura della salvaguardia della terra, dell’aria, dell’acqua e del suolo”.

Dichiarazione per un’Etica Mondiale

Nel 1950 l’umanità contava 2.5 miliardi di persone, le risorse erano abbondanti e la crescita economica è stata molto rapida. Nel 1970 eravamo 3.5 miliardi, con consumi pro-capite molto maggiori e in quel momento abbiamo superato la capacità portante del Pianeta. Quattro decenni di ulteriore crescita demografica ed economica hanno distrutto oltre la metà del capitale naturale che ci fornisce il sostentamento biologico.

Nel 2008 è cominciato il declino della risorsa che nell’ultimo secolo ha rivoluzionato la nostra socioeconomia ed è iniziata la crisi economica: abbiamo integrato la produzione petrolifera con estrazioni non convenzionali, ma l’energia netta ricavabile dagli idrocarburi è sempre minore e l’era dei combustibili fossili sta ormai terminando. Inoltre, le emissioni climalteranti ci impongono in ogni caso di abbandonare questa fonte. Che lo vogliamo o no, dovremo cambiare per forza tutte le logiche che oggi ci ostiniamo a voler perseguire nonostante siano radicalmente cambiate le condizioni di contorno.

Quattro decenni fa Aurelio Peccei soleva dire che i problemi globali non possono trovare soluzione se ognuna delle Nazioni cerca di portare l’acqua al proprio mulino. Più che mai quest’affermazione vale ai giorni nostri: il cambiamento climatico e il crollo della biodiversità richiedono nuovi approcci sistemici.

Da un punto di vista progettuale, ogni singola azione individuale ed istituzionale deve essere mirata a raggiungere il più rapidamente possibile degli obiettivi cruciali non più procrastinabili come decarbonizzazione, basso consumo di risorse, alta efficienza, alta resilienza.

In un’agenda politica che possa definirsi moderna, devono essere centrali un grande piano di transizione energetica e una grande opera di riprogettazione che investa l’agricoltura, i trasporti, l’edilizia ed ogni altro comparto del sistema.

Il susseguirsi di politiche errate ha drasticamente contribuito ad allargare la forbice sociale: la conseguenza è che ovunque stanno emergendo pericolosi individualismi e nazionalismi. Una migliore redistribuzione della ricchezza rappresenta la sola strada possibile per garantire felicità e sicurezza sociale.

È indispensabile creare strumenti di sostegno al reddito che fungano da paracadute per sostenere i bisogni primari anche alla luce dell’avanzata della robotica e dell’intelligenza artificiale che si preparano ad aggravare la disoccupazione già esistente.

Le voci di spesa vanno riviste in funzione delle nuove pressanti priorità. Lo Stato e le Istituzioni periferiche devono attrezzarsi e coordinarsi per sfruttare nel migliore dei modi l’enorme bacino dei fondi – europei e non solo – che ancora oggi restano incomprensibilmente inutilizzati o gestiti impropriamente.

Da un punto di vista culturale occorre promuovere una corretta percezione della realtà, favorendo – tanto a livello sistemico quanto a livello individuale – la progettazione a lungo termine che oggi è completamente scomparsa a causa di classi dirigenti miopi e autoreferenziali.

Il futuro si trova cronologicamente più avanti, per poterci arrivare occorre costruire un ponte i cui materiali vanno sottratti dai benefici ottenibili dal tempo presente: per quanto ci siamo spinti avanti in questi ultimi quattro decenni, la costruzione di questo ponte costituisce un compito arduo, ma sostituendo le parole crescita, velocità e competizione con le parole sobrietà, collaborazione e redistribuzione potremo riuscirci.

È giunto il momento di disegnare un’altra Lombardia, capace di essere motore italiano ed europeo per una Politica finalmente lungimirante e veicolo di un modello fondato su competenza, equità, sostenibilità, bellezza ed un giusto equilibrio tra innovazione e conservazione.

Per raggiungere questo obiettivo serve un approccio nuovo, non condizionato dalla sola preoccupazione per un posizionamento identitario né dalla ricerca di facili rendite economiche.

Il percorso che immaginiamo deve ritornare al coinvolgimento e alla reale partecipazione dei cittadini. Vogliamo definire insieme un’agenda pubblica fatta di proposte condivise e capaci di tradursi fin da subito in un’azione politica efficace attraverso comunicazioni, richieste, petizioni, referendum, leggi di iniziativa popolare e ogni altro possibile strumento.

Per noi la partecipazione informata è la sostanza della Politica democratica.